
Un detenuto di 61 anni, con fine pena nel 2038, si è suicidato all’alba impiccandosi nella sua cella nella casa di reclusione di Padova. Lo rende noto la Uilp Fp Penitenziaria, precisando che a nulla sono serviti i soccorsi degli agenti e del personale medico-sanitario.
“Mentre l’attenzione della politica è catalizzata sulle piazze e sull’ordine pubblico e delle carceri ci si ricorda solo quando debbono fungere da contenitore per nuovi reati – si legge in una nota a firma del responsabile del sindacato, Gennarino De Fazio – in quelle carceri si continua a morire. Sono 60 i ristretti che dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita, cui bisogna aggiungere quattro operatori che, parimenti, si sono suicidati. Se in un paese di 110mila abitanti, a tanto ammonta grossomodo la comunità penitenziaria, si fossero verificati in 10 mesi 64 suicidi certamente vi sarebbe il giusto allarme e magari si penserebbe concretamente a come intervenire. Per le prigioni nulla di ciò accade e tornano utili quasi esclusivamente come tema da campagna elettorale sia per coloro che vorrebbero ‘buttare le chiavi’ sia per quanti vorrebbero eliminarle del tutto”.
“La Casa di Reclusione di Padova – aggiunge – non è solo i laboratori di pasticceria dove recarsi in pompa magna con tanto di telecamere al seguito, ma è fatta soprattutto di 696 detenuti letteralmente stipati in soli 432 posti (161% di sovraffollamento) e di 295 agenti del corpo di polizia penitenziaria che si sobbarcano il lavoro e le responsabilità di almeno 445. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, anziché pensare di riservare a minorenni settori delle carceri per adulti, trovi il modo per deflazionare concretamente la densità detentiva di tutti i penitenziari”.
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