
Arrivavano tutti da Khouribga, a un’ora e mezza di distanza in auto da Casablanca in Marocco, i tre giovani braccianti che hanno perso la vita nell’incidente di ieri mattina in località Sant’Anna di Chioggia. Viaggiavano su Strada Margherita a bordo di un van di nove passeggeri diretti al lavoro nelle aziende di Ca’ Lino per la raccolta del radicchio. Abdelghani Gari del 1993, El Arbi Saifi del 1990 e Yassin Mazi del 1998 non ce l’hanno fatta.
“Stiamo organizzando una raccolta fondi. Servono almeno 18mila euro per mandare le salme in patria. Dobbiamo trovare aiuti”, dice Karim che è insieme a tutto il gruppo dei cittadini del Marocco che risiedono nel complesso edilizio di via Dogana a Cavanella Po, ad Adria, dove c’è anche il centro di accoglienza per migranti. È da qui che tutti, la mattina alle 6, partono a bordo dei furgoni delle cooperative che li portano nei campi del Veneziano, Rodigino e Padovano per la raccolta degli ortaggi.
Tra connazionali si richiamano l’un l’altro e poi vengono reclutati e inseriti nel sistema di fornitura di manodopera per la domanda stagionale di operatori agricoli. “È stato Dio ad aiutarmi – racconta Hamza, un lavoratore gambiano che si trovava nel furgone – Ho visto che altri due ragazzi erano usciti da un finestrino, allora ho messo anche io la gamba fuori e loro mi hanno aiutato tirandomi fuori”.
In mattinata alcuni parenti da varie città d’Italia hanno raggiunto l’ospedale di Chioggia per visitare le salme dei loro cari, che riposano all’obitorio a disposizione dell’autorità giudiziaria. La Procura di Venezia ha aperto un’inchiesta sulla strage, non tanto per l’incidente in sé, le cui responsabilità si sono estinte con la morte del reo, quanto per approfondire il contesto lavorativo e occupazionale su cui si svolge il sistema delle ditte in appalto che reclutano manodopera destinata all’agricoltura. Di questo si stanno occupando i carabinieri del nucleo dell’ispettorato del lavoro.
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