Un visore di realtà virtuale e un giubotto indossabile da pazienti sordi portatori di impianto cocleare per far vivere loro un’esperienza emotiva della musica.
    Lo ha sperimentato, per la prima volta al mondo, l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona. Il dispositivo, indossato insieme a un giubbotto acustico-vibratorio che è stato utilizzato per la prima volta nel 2025, accompagna i brani con immagini immersive e permette a chi ha un impianto cocleare (in grado di comprendere le parole ma non i suoni) di percepire la musica in modo pieno.
    La sperimentazione è del Centro regionale specializzato per la chirurgia e la riabilitazione bionica dell’udito dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona, coordinato da Marco Carner.
    Il visore è stato messo a punto da Luca Turchet, docente dell’Università di Trento, e mostra, in un ambiente immersivo, immagini che si rifanno al brano in ascolto in base a ritmo e genere: scene dinamiche, come una strada trafficata, per la musica intensa, immagini primaverili per i brani più delicati.
    Finora era stato usato solo su persone normoudenti, ma la collaborazione con il centro veronese ne ha consentito l’impiego anche su soggetti sordi con impianto cocleare, con risultati che l’Aoui definisce eccezionali.
    Non è solo questione di musica, spiegano i medici dell’azienda veronese: l’ipoacusia è anche un grave handicap relazionale, che causa isolamento sociale. Negli anziani, se non trattata, accelera il declino cognitivo, mentre nei bambini, se non diagnosticata, può compromettere lo sviluppo cerebrale e la vita di relazione. L’associazione di stimoli uditivi, vibro-tattili e visivi, aggiungono, stimola non solo i sensi ma anche le funzioni cognitive e il pensiero complesso, aiutando a mantenere una vita di relazione.
   

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