Nuovo scontro tra il sovrintendente della Fenice, Nicola Colabianchi, e la rsu del teatro, dopo il rientro dalla trasferta di Shanghai e prima di un incontro calendarizzato il 4 novembre per tentare di scongiurare in extremis il doppio sciopero indetto per le inaugurazioni delle stagioni di Lirica e Sinfonica, il 13 e il 28 novembre.
    Ieri Colabianchi ha scritto ai dipendenti ringraziandoli “per i risultati raggiunti nella realizzazione al meglio di questa straordinaria iniziativa”, ottenuti “superando difficoltà inaspettate”. Tra queste, il salto di una prova musicale “causa assemblea” e una prova “senza la protagonista” che aveva perso l’aereo. In ogni caso “sono stati conseguiti risultati dall’altissimo pregio artistico, tecnico, organizzativo”.
    A stretto giro è arrivata la risposta della rsu, che su Shanghai parla di una situazione “vergognosa sul piano organizzativo”. Per esempio, afferma, “siamo arrivati a una prova generale trasformata d’urgenza in una prova d’assieme unicamente perché la direzione musicale e registica brancolava nel caos e aveva bisogno di tempo supplementare per rattoppare i buchi della pianificazione”. Ma si citano anche i leggii dell’orchestra privi di luci funzionanti, col direttore d’orchestra costretto a interrompere le prove.
    Insomma “se il sipario si è alzato e i risultati artistici sono stati salvati, non è certo merito di un’organizzazione efficiente, ma esclusivamente del senso del dovere, del sacrificio e della straordinaria professionalità delle masse artistiche e dei reparti tecnici, costretti a tappare voragini inaccettabili a spese del proprio equilibrio psicofisico”. Per i rappresentanti sindacali “i lavoratori del Teatro La Fenice non si accontentano dei complimenti di facciata a sipario chiuso. Pretendono rispetto, organizzazione seria, tutele sanitarie e il corretto inquadramento contrattuale”.
    Questioni che verranno affrontate al tavolo del 4 novembre.
    Tra i problemi maggiormente sentiti, l’assenza di figure dirigenziali chiave capaci di organizzare in maniera razionale il lavoro.
   

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