Il principe Carlo
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Non si sa quando Carlo d’Inghilterra salirà al trono, né se, considerando che la regina Elisabetta, campionessa di longevità (ha compiuto 94 anni ad aprile) potrebbe anche decidere di cedere lo scettro al nipote William, giovane, con una moglie che piace a tutti e tre figli adorabili, ma è anche vero che il settantunenne principe è stato educato e cresciuto per quel giorno, e c’è già chi si chiede come sarà quando arriverà il suo momento.

Certo è che l’eterno erede al trono, come già sottolineato in passato dalla cerchia dei giornalisti più vicini a Buckingham Palace, avrebbe intenzione di rendere la complessa e sfaccettata monarchia britannica molto più moderna e al passo con i tempi. L’ultimo a sottolineare l’intento del principe è Nigel Cawthorne, autore del libro Prince Andrew, Epstein and the Palace, edito da Gibson Square, che parlando con l’Express ha rivelato i piani di Carlo. Nonostante l’aria pacata e una vita che solo negli ultimi anni ha lasciato le retrovie, il principe avrebbe idee molto chiare: al ruolo di membri senior della royal family deve corrispondere un impegno attivo e costante, pieno di responsabilità. Non ci sono benefici, insomma, senza lavoro.

«L’idea di monarchia che vede, e in cui sembra essere supportato da William, e sempre di più, anche dalla regina, è quella che si adatta al ventunesimo secolo». I modelli di riferimento sono le altre royal family d’Europa, che con il tempo hanno ridotto all’osso i reali cosiddetti «senior», anche per una questione di risparmio: l’ultimo, in ordine di tempo, è stato Carl Gustav di Svezia, che ha tolto il titolo di altezze reali ai nipoti non direttamente coinvolti nella successione al trono. «Essere nati come Windsor è un privilegio, ma occupare un certo numero nella successione al trono non significa diritto all’abitazione e ad altri vantaggi di The Firm».

Il progetto di Carlo sarebbe pensato anche per i membri della royal family che pur essendo nati Windsor non intendono vivere sotto i riflettori, ma preferiscono una vita più normale. Carlo non ha scelta, come non ne avranno William e Geroge, ma per gli altri è diverso. Per loro, «un ruolo reale è sia un dono che una scelta personale».

Il progetto del principe sarebbe già definito da tempo, tanto che avrebbe mandato su tutte le furie il fratello minore Andrea, preoccupato del fatto che le due figlie potessero essere tenute lontane dagli affari di Palazzo e che perdessero il titolo di «altezze reali», considerando che entrambe lavorano e che la partecipazione ad eventi pubblici è da sempre molto marginale. Carlo, però, su questo non sarebbe disposto a cedere. La famiglia allargata non è nei piani del futuro sovrano. Titoli, benefici e soldi dei contribuenti, insomma, vanno meritati, non c’è eredità che tenga. La stagione di «Carlo il parco», come lo potremmo definire, sarà di certo molto diversa da quella della madre.

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