
L’Università Ca’ Foscari assume la co-direzione di una missione archeologica internazionale nella regione di Kasserine, in Tunisia. Gli scavi, focalizzati nell’area dell’antica Cillium romana, ai confini con l’attuale Algeria, si concentrano su imponenti strutture legate alla produzione dell’olio, tra cui due “torcularia”, di cui uno identificato come il secondo frantoio romano più grande di tutto l’Impero.
La campagna di scavo, che vede dal 2025 la partecipazione di Luigi Sperti, vicedirettore del Dipartimento di Studi Umanistici e Direttore del Cesav (Centro Studi Archeologia Venezia) di Ca’ Foscari, si sta concentrando su due antiche fattorie oleicole situate nel cuore del massiccio del Jebel Semmama.
La Tunisia fu il principale fornitore di olio per Roma e rappresentava un punto d’incontro e di scambio tra il potere romano, i coloni veterani e le comunità locali.
Lo studio dei siti sta offrendo strutture che furono operative tra il III e il VI secolo d.C. Vi figura Henchir el Begar, l’antico Saltus Beguensis, appartenente nel II secolo d.C. al vir clarissimus Lucillius Africanus. Esteso su circa 33 ettari, è articolato in due settori principali dotati di frantoi, un bacino di raccolta delle acque e varie cisterne. Nel primo c’è il più grande e imponente frantoio romano della Tunisia, il secondo di tutto l’Impero romano. Le recenti ispezioni con georadar hanno inoltre individuato un fitto tessuto di strutture abitative e tracciati viari, segnalando un’organizzazione complessa e articolata dello spazio rurale.
“Questa missione offre una prospettiva senza precedenti sull’organizzazione agraria e socio-economica delle regioni di frontiera dell’Africa Romana,” ha sottolineato Sperti. “L’olio d’oliva fu un prodotto importantissimo nella vita quotidiana degli antichi Romani, che non solo lo usavano come condimento in cucina, ma anche come prodotto per la cura del corpo, sia in ambito sportivo che in medicina, e persino – se di qualità scadente – come combustibile per l’illuminazione. Fare luce sulla produzione, commercializzazione e trasporto di questo prodotto su scala così vasta costituisce una opportunità del tutto eccezionale di unire ricerca, valorizzazione e sviluppo economico, confermando l’importanza dell’archeologia come eccellenza del nostro ateneo”.
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