La fama della Cardiologia interventistica vascolare periferica di Mirano (Venezia) varca i confini regionali. L’équipe del primario Salvatore Saccà, esperta di tutto l’albero cardiovascolare, dalla carotide alle arterie periferiche, prende in cura ogni anno pazienti altrove considerati inoperabili e con sentenza di amputazione, anche provenienti dall’estero.
    Tra i vari interventi, lo staff medico di Saccà ha salvato le gambe a un paziente albanese ultrasettantenne con ischemia critica agli arti e un settantenne veneziano con vasculopatia acuta da diabete arrivato a Mirano con un dito già in necrosi: con due interventi di angioplastica periferica ora sta bene e cammina in autonomia. Ma i pazienti arrivano anche da altre regioni italiane: di recente un uomo di Piacenza si è visto risolvere il problema con uno stent.
    Quest’anno gli interventi di questa tipologia con esito positivo sono stati 400, il 20% in più rispetto all’anno passato. “Potremmo chiamarlo il reparto delle grandi speranze – dichiara il direttore generale dell’Ulss 3, Massimo Zuin -.
    Quella della Cardiologia di Mirano è una grande tradizione cominciata decenni fa, che continua a crescere e a ottenere risultati”.
    L’équipe della Cardiologia miranese conta cento professionisti: dai venti medici fino a infermieri, tecnici e operatori socio sanitari. Ogni anno accolgono 3mila ricoveri e garantiscono 25mila prestazioni ambulatoriali. Mille le angioplastiche all’anno.
    “Cerchiamo di curare anche i casi considerati inoperabili altrove – conferma Saccà -. La nostra è una Cardiologia che si basa sull’Emodinamica e siamo in grado di intervenire su tutto l’albero vascolare: dalle carotidi fino alla punta dei piedi, dalle patologie dell’aorta a quelle toraciche a quelle addominali, dalla vasculopatia degli arti inferiori al trattamento del piede diabetico”.
   

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