Cinque pazienti positivi, decine di persone sottoposte a tampone e allarme per un nuovo ceppo di virus in Veneto ‘importato’ dall’estero. Senza contare un paziente zero morto in Serbia dopo aver contagiato gli italiani. Una catena di eventi apparentemente incomprensibile nella sua insensatezza che ha fatto impennare l’indice di contagio da 0,43 a 1,63 per l’atteggiamento “se non reticente quantomeno incompleto e poco collaborativo” – per usare le parole del dg dell’Ulss Berica Giovanni Pavesi – di un 65enne imprenditore meccanico di Sossano ( Vicenza) con azienda a Pojana Maggiore. Ora è in gravi condizioni all’ospedale di Vicenza. Per il governatore Luca Zaia, che ha sentito il ministro Roberto Speranza, il Veneto “non ha ripreso l’onda dei contagi”, qualcuno “butta benzina sul fuoco” e l’ordinanza che sarà varata lunedì non conterrà “provvedimenti più restrittivi per i cittadini” ma renderà più efficace “l’isolamento fiduciario dei positivi”. Oggi Zaia e Pavesi hanno ricostruito nei minimi particolare il caso.

Il 25 giugno l’imprenditore rientra da un viaggio di lavoro di un paio di giorni in Serbia: con se’ ha tre collaboratori (due vicentini e un veronese, tutti risultati poi infetti). E’ all’estero che il quartetto entra in contatto, consapevolmente o meno, con alcune persone ammalate. Una di queste mercoledì muore di Covid. Neppure il tempo di rientrare e il quartetto il 26 risale in macchina alla volta di Medjugorje, in Bosnia. I due viaggi avvengono senza l’uso delle mascherine, e sono svolti “in aree a rischio – accusa Pavesi – mentre una di queste persone probabilmente aveva già i sintomi del contagio”.

Al ritorno in Italia l’infaticabile imprenditore si incontra con una donna padovana. Stavolta non è un appuntamento di lavoro, ma la signora, ufficialmente titolare di una profumeria, finisce per diventare il numero cinque nell’elenco degli infettati. La donna si presenta all’ospedale di Schiavonia ma si mostra stranamente reticente nel riferire chi siano i sui contatti. Le omissioni e i silenzi sembrano essere il fil rouge di tutta la storia. A partire proprio dall’imprenditore vicentino.

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