(di Luciano Fioramonti) (ANSA) – ROMA, 05 LUG – La statua di Dante che al centro di piazza dei Signori guarda i palazzi dove Cangrande della Scala lo accolse durante l’ esilio da Firenze è la sua opera più famosa. Ma Verona deve molto altro allo scultore ottocentesco Ugo Zannoni che ai musei della città donò a più riprese nuclei importanti di opere della sua collezione grazie alle quali è nata la Galleria d’ Arte Moderna. Arte e mecenatismo, dunque, collezionismo e impegno per lasciare al pubblico un segno tangibile del significato e del valore del bellezza, passione contagiosa e lavoro per stimolare con le stesse finalità la generosità degli appassionati e dei grandi collezionisti si intrecciano nella mostra ”La mano che crea. La Galleria Pubblica di Ugo Zannoni (1836-1919)” che proprio la Galleria Achille Forti a Palazzo della Ragione ospita fino al 31 gennaio.
    Zannoni – osserva la curatrice Francesca Rossi, direttrice dei Musei, che ha selezionato 83 opere dal corpus donato dall’ artista – apparteneva alla scuola scultorea milanese rivalutata in tempi recenti ma a lungo bocciata dalla critica idealistica novecentesca per il suo perfezionismo barocco e stroncata già da un giovanissimo Roberto Longhi come espressione della “più repugnante accademia”. Il destino negativo della scuola naturalistica e realista, in tempi in cui il successo premiava l’impressionismo di Medardo Rosso e la rivoluzione plastica di Rodin e Boccioni, riguardò anche la collezione che Zannoni aveva donato tra il 1905 e il 1919 al Museo fatta di 212 opere d’arte, 195 fotografie, 5 libri, 2 fascicoli a stampa, una carta geografica. Nella raccolta sono presenti artisti che Zannoni frequentò e altri animatori di ricerche scultoree e pittoriche del secondo Ottocento, come Domenico Induno, Mosè Bianchi, Filippo Carcano, Leonardo Bazzaro, Julius Lange, Luigi Nono, e il più moderno pittore divisionista Angelo Morbelli. (ANSA).
   

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