(dell’inviata Francesca Pierleoni) Davanti alla standing ovation che ha ricevuto sul palco della Sala Grande al Lido, non ha trattenuto la commozione Ellen Burstyn, una delle più grandi interpreti del cinema americano, alla quale la Mostra del Cinema di Venezia rende omaggio con il secondo Leone alla carriera, dopo quello attribuito in apertura a George Clooney. “Così mi fate piangere” ha detto la grande attrice, classe 1932, elegante in un lungo abito giallo girasole con giacca in tinta -. Ho capito che un premio alla carriera non è solo una testimonianza di ciò che hai effettivamente realizzato, ma anche di ciò che hai imparato”.
    Burstyn, premio Oscar per Alice non abita più qui di Martin Scorsese, ha ripercorso quindi in un breve discorso alcune tappe del suo excursus: “Non volevo solo il successo. Volevo imparare a essere il tipo di attrice che conoscevo e ammiravo” ha spiegato, sottolineando il ruolo fondamentale dell’incontro con Lee Strasberg e l’Actor’s studio (di cui ora è presidente, ndr) “che mi hanno cambiato la vita”. Ha condiviso anche un aneddoto legato alle riprese di Alice non abita più qui: “Stavo girando una scena in auto e c’era un grosso dirupo sul lato destro della macchina. Il problema era che avevo Martin Scorsese, il direttore della fotografia, l’operatore di ripresa e il tecnico delle luci sul cofano e non riuscivo a vedere il lato della strada, avrei potuto sbandare e ucciderci tutti. Poi ho realizzato che mi bastava seguire la linea bianca in mezzo alla strada. Ed è così che sono riuscita a non uccidere Scorsese – ha aggiunto sorridendo -. Ho compreso che individuare quella ‘linea bianca’ sulla strada è un buon esercizio da fare ogni volta che si è in difficoltà, per tirarsi fuori dai guai, così l’ho fatto per il resto della mia vita. Spero, anzi, prego che anche il mio Paese trovi molto presto la sua linea bianca e che la possiate trovare anche voi”.
    A inizio cerimonia c’è stata la laudatio per Burstyn della presidente della giuria del concorso internazionale di quest’anno, Maggie Gyllenhaal, che l’ha diretta, facendole interpretare un’ideale Marilyn Monroe centenaria, in Flesh Impact, il corto con Dakota Johnson proiettato dopo la premiazione. “Ellen Burstyn è la nostra regina – ha sottolineato l’attrice e regista ricordando molti dei grandi ruoli della collega, da L’esorcista a Requiem for a dream -. Ellen è presente in tutti quei personaggi. Con il suo corpo, naturalmente, ma anche con il cervello, il cuore, la mente, la sua vita. È un gesto di grande coraggio e affetto condividere tutto questo con noi”.
    Burstyn, che è al Lido anche come protagonista di Place to Be, il film di Kornel Mundruczo in programma fuori concorso, nella conferenza stampa in mattinata si è soffermata anche sulle emozioni nell’interpretare la divina Marilyn: “Una volta l’ho incrociata, in un locale notturno. Era seduta poco distante da me, e naturalmente sono rimasta incantata a guardarla. Era una creatura magica. Poi lei ha incrociato il mio sguardo e ha annuito. Una cosa che mi ha emozionato molto, mi sembrava impossibile si rivolgesse a me. È un momento che da allora porto nel mio cuore”.
    Rispetto al suo percorso d’attrice, la situazione per le donne a Hollywood “è cambiata enormemente – ha spiegato -.
    Quando ho iniziato, non c’erano donne sul set, dietro la macchina da presa o nelle troupe, solo noi attrici. Poi lentamente, grazie anche all’impegno di persone come Gloria Steinem, che è da poco scomparsa, la mentalità ha iniziato a cambiare. All’inizio si trattava di una segretaria di edizione.
    Poi di un’assistente alla macchina da presa. E lentamente si è arrivati all’integrazione delle donne. Non siamo ancora al 50 e 50 ma ci stiamo avvicinando”. Come interprete “mi dà grande soddisfazione continuare a rimanere in contatto con la generazione più giovane. Ho scoperto che i registi di talento sono al massimo della loro creatività all’inizio della carriera, ma dopo aver girato qualche film e aver attraversato quella che io chiamo la fabbrica di hamburger di Hollywood – ha concluso – loro perdono parte della loro innocenza, della loro creatività spontanea”. A chi infine le ha chiesto quali storie valga la pena di raccontare oggi, ha risposto sorridendo: “Il mio Paese sta offrendo molte storie da esplorare da un punto di vista artistico e politico… io comincerei da questo”.
   

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