“Ce la faremo”. Oscar Farinetti non ha dubbi. D’altronde, per chi aveva fatto suo il motto del poeta Tonino Guerra (“l’ottimismo è il sale della vita”), non si pone nemmeno una alternativa. A un incontro sul vino alla Fondazione Benetton, Farinetti ha confermato il suo credo: “Tra 15 anni l’Italia potrà essere un grande Paese”, sciorinando la lunga serie di primati che detiene la Penisola, a partire dalle ricchezze d’arte alla varietà delle colture – “abbiamo 1.200 vitigni autoctoni, molti di più dei francesi” – e le ricchezze naturali.
    Ma occorre prendere provvedimenti “rapidamente” perché la competizione sarà “durissima”. Sul vino in particolare: “Dobbiamo dedicarci alla produzione di vino biologico; utilizzare la chimica buona per una agricoltura interamente bio e poi dobbiamo tornare a lavorare duramente in campagna, produrre del vino a bassa gradazione sui 12 gradi, ringiovanire le immagini, la narrativa” intorno a questa che è “la bevanda più buona della storia dell’umanità”. Il messaggio cioè, “dev’essere più friendly, informale ma autorevole”. Qualcosa bisogna cambiare, anche nell’estetica: “Il tappo a vite è il futuro”.
    “Per i giovani il vino è un prodotto da vecchi, per questo preferiscono superalcolici, occorre quindi individuare una nuova narrazione”, suggerisce il manager e scrittore, oggi proprietario di varie e rinomate cantine.
    “Rapidamente”: la produzione di vino aumenta da un punto di vista geografico, “oggi si fanno buoni vini in Sud Africa, in Australia, nelle Americhe, e quando la Cina comincerà a fare vino, lo farà buono” e probabilmente ne farà tanto. “Noi dobbiamo prepararci: dovremo offrire novità e un prodotto di altissima qualità, è quello che sappiamo fare bene”.
    Ma il vino incontra anche l’ostracismo di tanti: “Nel 2019 il 30% degli umani considerava l’alcol dannoso, nel 2025 la percentuale è aumentata al 60, e l’Ue ha scritto sulle etichette che il vino è cancerogeno”. Se a questo si aggiunge l’aumento enorme dei prezzi – “come nessun altro prodotto” – a bottiglia, si comprende perché se nel 2019 il mondo ha bevuto 250 milioni di ettolitri di vino nel 2025 ne ha bevuti “solo” 200 milioni: “50 milioni sono andati persi”.
   

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