Una quarantina di famiglie del condominio “Il Borgo”, il primo esperimento di social housing a Verona, dovranno lasciare la casa assegnata dal Fondo etico Veneto Casa, in cui abitano da anni, senza avere idea di dove cercare una sistemazione alternativa e senza sapere perché devono andarsene: la scadenza del Fondo è infatti fissata al 2035. Le lettere sono arrivate scaglionate a partire da giugno 2025 e riportando scadenze diverse, distribuite sull’arco di un anno circa, da giugno 2026 ad aprile 2027. Per tutte la richiesta di riconsegnare l’appartamento entro la data indicata.
    “Le assegnazioni sono state fatte attorno al 2010, i pagamenti sono sempre stati regolari. Perché mettere fine anzitempo ad una positiva esperienza di housing sociale? Nessuno finora l’ha spiegato” hanno detto i condomini che oggi hanno organizzato un sit-in per spiegare la situazione che stanno vivendo e per lanciare l’allarme.
    L’immobile, ancora in costruzione, venne acquisito da Veneto Casa costituito nel 2009 con un apporto finanziario di oltre 99 milioni da diversi soggetti tra cui Regione Veneto, Fondazione Cariparo e Cassa Depositi e Prestiti. “Nessuno sa quale sia l’obiettivo di questa operazione – ha spiegato Alba Ballerini, portavoce del comitato che raccoglie oltre venti condomini – ma non è un mistero che la zona sia appetibile per residenze studentesche, affitti brevi o altri investimenti di natura commerciale. La nostra richiesta è di capire che cosa ne sarà dei soggetti deboli che abitano qui”. Inoltre in questi giorni “è arrivata una sorta di beffa: agli inquilini una proposta di acquisto degli alloggi, ma il prezzo praticato, circa 2.700 euro al metro quadrato, praticamente un prezzo di mercato superiore perfino alla valutazione del 2010 che era di 2.408 euro, e il termine prefissato – 60 giorni per decidere – la rendono inavvicinabile alla quasi totalità degli inquilini, specialmente gli anziani e i precari che non possono nemmeno accedere ai mutui bancari”. A seguire la vicenda c’è il sindacato Sunia Cgil. La segretaria Lorisa Vaccari denuncia “l’indifferenza e la latitanza dimostrata dalle Pubbliche amministrazioni regionale e comunale”.
   

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