(ANSA) – VENEZIA, 12 SET – Il senso di un festival per il cinema, il gap tra una Mostra con la sua bolla cinefila e il pubblico, il rapporto da ricostruire tra le persone e la sala cinematografica, il ponte da Venezia a Los Angeles per gli Oscar e le rinnovate speranze per Paolo Sorrentino. Chiusa Venezia 78, lanciata l’edizione 2022 (31 agosto-10 settembre), la 90/a del festival di cinema più antico, si guarda avanti.
    Paolo Sorrentino accarezza il Leone d’Argento per E’ stata la mano di Dio, con l’emozione che non va via. “Francamente non mi aspettavo niente. Avendo fatto parte in passato di altre giurie, che sono la cosa più imprevedibile e stravagante del mondo del cinema, so bene che è sempre un terno a lotto”, ha detto il regista Gran premio della giuria. Emozionato persino più degli Oscar, perché “lì si arriva stanchi dopo mesi e mesi di campagna soprattutto per chi fa avanti e indietro con l’Italia. E’ bellissimo ma non vedi l’ora che finisca”. E’ pronto a fare di nuovo avanti e indietro dall’altra parte dell’Oceano? “Mi sembra tutto prematuro, bisogna fare i passetti uno alla volta. Siamo contenti del Leone, poi da domani ci sediamo con la grande squadra di questo film e vediamo il da farsi” ha risposto all’ANSA. Michelangelo Frammartino, premiato con il premio della giuria per Il Buco (un film su una grande impresa spelologica in Calabria nel 1961), si definisce un “underground”, un diverso che fa “un cinema sotterraneo”, però piace all’estero: “Il cinema è apolide, è bello un premio da una giuria internazionale e spero che si vedrà all’estero”.
    Tra tanta vitalità cinematografica, due grandi nodi: il box office che non decolla e la forza delle nuove major produttive, ossia Netflix e le altre piattaforme. “La Mostra è una vetrina, i rapporti tra piattaforme e sale si sono ribaltati e si andrà verso un assestamento, mi auguro – ha detto Barbera – che un doppio sistema continuerà ad esistere e di cui andranno definite le regole e questa è una grande sfida”. (ANSA).
   

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